I corsi di giornalismo digitale di Google contro l’infodemia

Alessandro Pagano

11 Marzo 2020

L’infodemia, neologismo coniato ai tempi del Coronavirus, è secondo la definizione Treccani “il fenomeno riconducibile alla circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”.

Viviamo in un mondo in cui il web ha stravolto il modo in cui accediamo alle informazioni. L’uso indiscriminato e non consapevole dei social network legittima l’affermazione di Umberto Eco che nel 2015 parlava di “legioni di imbecilli” che popolano il web e che hanno diritto di parola esattamente come un premio Nobel. Interpreto tali affermazioni non in un senso restrittivo della libertà di pensiero ma nella diffusa incapacità delle persone di sostenere un pensiero critico, valutare la fonte e verificare le informazioni lette.

Il confine tra virtuale e reale è ormai assottigliato ai minimi termini. La principale fonte di informazione per molti è il web e, talvolta, sempre più spesso è una porzione limitata ed estremamente liberale di quest’ultimo: i social network. Luoghi dove spesso prolifera il populismo, dove la politica raccoglie consensi anche attraverso operazioni di dubbia moralità e disinformazione. Una piazza virtuale in cui le persone possono parlare celandosi dietro il parziale anonimato garantito da uno schermo e in cui le opinioni possono generarsi dalla sola lettura di un singolo titolo “clickbait” (detto in italiano acchiappa-click).

Se tralasciamo il comunque preoccupante e galoppante fenomeno dell’analfabetismo funzionale, ci accorgiamo che anche il fruitore più consapevole del web si trova a doversi destreggiare tra una grande quantità di “informazioni spazzatura” che diluiscono drasticamente le informazioni prodotte con rigidi criteri e con rigore giornalistico.

Per fronteggiare il suddetto fenomeno dell’infodemia che porta alla disinformazione e a comportamenti sociali pericolosi (vedi la psicosi generata per l’epidemia di Coronavirus e il connesso delle vendite della birra Corona), i big del web stanno scendendo in campo con alcune contromisure.

Una fra queste è proprio quella di Google dedicata al giornalismo. Big G sta investendo ingenti risorse sulla formazione dedicata ai giornalisti digitali. Attraverso Google News Initiative è possibile accedere gratuitamente a corsi progettati per accrescere le competenze nella creazione di contenuti editoriali digitali. I corsi, prodotti direttamente da Google sono in italiano e in inglese e sono in continuo aggiornamento. Attraverso la specifica piattaforma possono essere fruiti sia online (versione web) sia offline (versione PDF).

Il corso base permette di acquisire competenze riguardo l’utilizzo dei principali strumenti Google per la ricerca di informazioni. Si può imparare come effettuare una ricerca avanzata, una ricerca inversa per immagini si può diventare esperti nell’utilizzo di Google Alert, Google Scholar, Google Trends, Google My Maps e così via.

Oltre al corso base, uno dei corsi è proprio dedicato alla “verifica” che illustra numerose tecniche per verificare l’autenticità e la precisione di contenuti digitali come immagini, video o dei racconti che si trovano sui social media o più generalmente sul web.

Un altro corso su un argomento molto in voga al momento è quello che riguarda il Data Journalism. Si parla tanto di comportamenti “data driven” intesi come quei comportamenti attuati a valle di una analisi dei dati. Per un giornalista è molto importante poter effettuare una analisi approfondita dei dati attraverso strumenti digitali. Le lezioni nel corso di Data Journalism insegnano ad utilizzare Google Sheets per estrarre e pulire i dati, ad utilizzare Tilegrams per mappare i dati o i modelli oppure a creare grafici chiari e accattivanti tramite Flourish.

Uno dei principali strumenti illustrati in questo corso è Google Public Data Explorer, che permette di aggregare e manipolare dati forniti da fonti istituzionali (e quindi affidabili) come Istat, Eurostat, Banca Mondiale o di utilizzare i propri dataset.

Un altro corso interessante è quello che affronta l’argomento del Reporting investigativo e che illustra le tecniche per attingere le informazioni da particolari fonti su web riuscendo ad approfondire tematiche legate a casi giudiziari, utilizzando dati pubblici e archivi di notizie.

I corsi di Narrativa multimediale e Storytelling illustrano come raccontare storie attraverso l’utilizzo di strumenti digitali come ad esempio Google Earth.  Uno dei temi su cui è proposto un approfondimento è proprio quello dedicato ad un argomento molto importante al giorno d’oggi: l’Environmental journalism.

La sostenibilità economica di un piano editoriale è fondamentale soprattutto se l’attività è riconducibile a quella di un editore, un webmaster o un blogger. Editoria e monetizzazione è un corso che illustra come ottenere monetizzare dalla propria attività editoriale e come ottimizzare i contenuti per il pubblico del web.

Le opportunità di formazione targate Google non terminano con i corsi online. Google ha previsto un programma di Fellowship in collaborazione con l’European Journalism Centre (EJC) in tutta l’Europa attraverso 50 opportunità di tirocinio della durata di 8 settimane (nel periodo estivo) in uno dei 14 paesi in cui si trovano le redazioni aderenti all’iniziativa. Per ulteriori informazioni vi rimando alla pagina ufficiale

La discesa in campo di un player importante come Google nella lotta alla disinformazione e all’aumento della qualità dei contenuti editoriali è sintomo che l’attenzione su questi fenomeni deve restare alta. Non a caso gli interventi di Google sono partiti proprio dalla formazione delle nuove generazioni e proseguono dal punto di vista tecnico con l’affinamento degli algoritmi in grado di penalizzare i contenuti di scarsa qualità avvantaggiando quelli redatti con rigore giornalistico e originalità.

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