Creazione di contenuti: quanto è importante la qualità

Alessandro Pagano

16 Marzo 2020

È innegabile, da quando l’avvento del web 2.0 ha creato la figura del “prosumer”, colui che è contemporaneamente consumatore e produttore di contenuti, viviamo in un mondo in cui le informazioni veicolate non hanno sempre la stessa qualità e spesso non è facile discernere quali contenuti siano meritevoli della nostra attenzione. Siamo sommersi dalle notizie, a volte vere, a volte fasulle, molto spesso scritte in maniera maldestra.

Quando produco un contenuto di digital learning, un articolo per il mio Blog, un video sul mio canale YouTube o semplicemente un post per i social network, cerco di mettermi dalla parte dell’utente potenziale fruitore e mi pongo il problema della qualità percepita, non solo tecnica, ma soprattutto del messaggio che ho intenzione di veicolare.

Mi pongo questo problema perché quando vesto i panni del fruitore, soprattutto negli ultimi anni sto riscontrando difficoltà a reperire un buon livello di qualità e approfondimento nei contenuti.

Un fattore determinante che ha contribuito enormemente ad aumentare la quantità dei contenuti sul web e a diluirne drasticamente la qualità è senza dubbio la crisi del settore dell’editoria che ha investito il settore negli ultimi anni e non ha fatto distinzione tra mondo cartaceo e mondo digitale.

Se consideriamo che il mercato dell’informazione digitale ha come leva principale la pubblicità, oggi in mano principalmente ai colossi come Facebook e Google, l’equazione per la sostenibilità economica è presto delineata.

Per massimizzare i profitti è necessario abbattere i costi e aumentare la produttività attraverso un forte impiego delle tecnologie e considerando come unico indicatore di misurazione delle performance, il numero di contenuti prodotti.

Più contenuti e più visite portano più guadagni.

A supporto di questa equazione che all’apparenza sembra l’unica via percorribile per assicurare sostenibilità, vi è anche il fatto di poter trovare molto facilmente forza lavoro di bassa qualità disposta a lavorare sulla quantità a poco prezzo. In rete e sulle piattaforme che raccolgono le offerte dei freelance si assiste al proliferare di professionisti (o sedicenti tali) in grado di produrre contenuti a prezzi irrisori (nel mercato dell’editoria digitale le cifre sono anche dell’ordine dei 50 centesimi lordi ad articolo).

Riduzione dei costi, aumento della quantità ma inevitabile drastica diminuzione della qualità.

Un content creator professionista in grado di effettuare approfondimenti, inchieste, o più in generale in grado di produrre contenuti di qualità rappresenta un costo che le aziende ritengono non più sostenibile. Queste figure professionali sono quindi sacrificate sull’altare dei bilanci e dell’ottimizzazione dei costi.

Quello che però mi sono sempre chiesto è: nel medio/lungo periodo, questo sensibile livellamento verso il basso della qualità, non allontanerà l’utenza rendendo l’equazione di cui sopra inefficace e non più in grado di assicurare profitti?

Il bisogno dell’utente di fruire di contenuti di qualità è oggi intercettato da poche realtà che hanno deciso di andare controcorrente. È questo l’esempio di “Le Monde”, noto quotidiano francese, e del suo direttore Luc Bronner che su Twitter non ha lasciato spazio a fraintendimenti riguardo lo stravolgimento dell’equazione che avrebbe dovuto salvare l’editoria ma che fino ad oggi non ha portato i risultati sperati.

Fra il 2018 e il 2019 Le monde ha ridotto sensibilmente il numero degli articoli (-25% in due anni) e aumentato il numero di giornalisti che oggi sono 500 e hanno a disposizione più tempo per creare contenuti.

A fronte dell’adozione di questa politica, i risultati sono stati eccellenti sia sulla carta stampata sia sull’edizione digitale con un aumento dell’11% dei profitti in ciascun settore. Questo approccio non è solo uno spot incentivante alle assunzioni che possono apparire inizialmente scriteriate. Si tratta di sovvertire l’inefficace logica della formula “– giornalisti + articoli = + guadagni (e + utenti)“ introducendo una variabile apparentemente nascosta ma fondamentale per condurre l’analisi: la qualità.

La formula proposta sarà quindi + giornalisti + qualità – articoli = + guadagni (e + utenti).

Si avverte l’esigenza diffusa di combattere la disinformazione, l’overload di notizie scritte in maniera scadente e senza nessun riscontro giornalistico, di accedere a contenuti reali e non frutto di sponsorizzazioni e marchette, di evitare le fake news. Esiste un pubblico disposto a pagare pur di avere un prodotto con caratteristiche di unicità, affidabilità, autorevolezza e precisa identità. Un contenuto/prodotto che possa arricchire la propria esperienza nel fruire del contenuto informativo.

A riprova di quanto detto sull’importanza della qualità come discriminante sul valore economico di un contenuto possiamo far riferimento ad una semplice considerazione: non pagheremmo per accedere a contenuti che oggi sono liberamente fruibili su YouTube o TikTok, ma lo facciamo per servizi come Netflix, Sky o Prime Video. La nostra propensione cambia all’aumentare della qualità del contenuto.

La crisi dell’editoria ci insegna che ridurre i costi e la qualità del prodotto significa mettersi pericolosamente nelle condizioni di offrire un prodotto talmente scadente da non avere più un valore economico e pone le aziende a non essere più nelle condizioni di farsi pagare per la fruizione del proprio prodotto.

A conferma di ciò e nello stesso solco sta operando la stessa Google che ha lanciato due iniziative particolarmente interessanti.

In primo luogo Google sarebbe in trattativa con alcuni editori per la concessione di una licenza per alcuni contenuti che sarebbero confezionati in un pacchetto di notizie “premium”. Google che già oggi con il suo algoritmo di indicizzazione tende a penalizzare le notizie di scarsa qualità escludendole dai risultati di ricerca, sarebbe disposta quindi a pagare  gli editori per fornire un servizio di informazione di qualità ai propri utenti

Ulteriore iniziativa Google rivolta ai produttori di contenuti su web è la disponibilità di corsi gratuiti riguardo la comunicazione su web e l’editoria digitale con cui chiunque può apprendere le regole basilari per creare contenuti di qualità.

Negli anni le poche aziende che hanno ricercato la qualità nella produzione di contenuti hanno raggiunto con successo l’obiettivo di differenziarsi ed offrire un prodotto premium in linea con le esigenze di un utente che combatte per quanto possibile il fenomeno dell’overload informativo.

Questo scenario rappresenta una sfida anche per chi, come me, è coinvolto nella produzione di contenuti digitali per le aziende che adottano il Digital Learning e per coloro con cui condivido le mie passioni per la tecnologia e l’innovazione.

Sfida che non si può più raccogliere senza mettere in campo la variabile più importante dell’equazione: la qualità.  

Follow Me

Seguimi sui social per essere sempre aggiornato sulle mie attività!

Iscriviti alla Newsletter

Riceverai una mail ad ogni post pubblicato