GPL e DRM: il bivio della legalità

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Gli ultimi argomenti apparsi sulle pagine del Blog, hanno trattato l’imminente immissione sul mercato della tecnologia TCPA, (e quindi i rischi del DRM-Digital Right Management) e il rilascio della nuova versione della licenza GPL (General Public License).Queste due realtà stanno entrando sempre più in contrasto. Il DRM, e la tecnologia che ne deriva, hanno da sempre rappresentato la soluzione per tutte le industrie dell’intrattenimento e per le multinazionali dell’informatica.

La comunità informatica legata alle logiche e alle filosofie dell’OpenSource, sta assumendo un’atteggiamento piuttosto aggressivo, sentendosi particolarmente minacciata dall’introduzione di queste tecnologie che limitano drasticamente la libertà dell’utente.
Come detto giorni fa, è in fase di redazione e di prossimo rilascio, la licenza GPL Versione 3 che comprenderà una particolare regolamentazione dei rapporti tra software open e DRM.
Eben Molgen, consigliere della FSF, ha rilasciato alcune anticipazioni secondo le quali il software GPL non potrà utilizzare “digital restriction” dei contenuti protetti da copyright, a meno che gli utenti non possano controllare tali restrizioni. Il concetto di DRM, è del tutto incompatibile con lo spirito della GPL, e il suo completo rifiuto in sede di stesura della nuova licenza è una difesa delle libertà degli utenti.

Credo si debbano fare anche delle considerazioni di tipo legale in merito, per scoprire i lati oscuri del DRM, in particolare, quelli che comprimono oltremodo la libertà degli utenti.

  • Il diritto d’autore previsto dall’ordinamento ha una scadenza, i DRM pare non la contemplino, estendendo il copyright all’infinito.
  • Il diritto alla privacy del consumatore è a rischio (come testimonia il caso Sony/BMG) sia sulla riservatezza dei documenti sia sulle interazioni “non autorizzate” dall’utente, dal suo PC (o altro) verso altri dispositivi collegati ad esso in rete.
  • Viene impedito all’utente di fruire liberamente del prodotto che ha acquistato e pagato. Ad esempio se ho acquistato dei CD musicali, ho la facoltà di fare in maniera del tutto legale una compilation personalizzata. I DRM impediscono questo uso legittimo del prodotto impedendo la copia dei brani.
  • Il sistema del Trusted computing, sottrae al consumatore il diritto di avere il controllo completo del proprio sistema o dispositivo. Infatti il TC rende impossibile sapere cosa realmente faccia un programma rendendo possibile l’infiltrarsi di programmi maligni, a completa insaputa e insindacabilità dell’utente il quale non ha nessun controllo su essi.
  • Le comunicazioni che avvengono con il TC sono completamente mascherate e quindi per l’utente non è possibile sapere come dialogano due software TC oppure due dispositivi collegati con questo “canale protetto” nel quale potrebbero passare informazioni che l’utente non desidera rendere disponibili ad estranei. Identico ragionamento può essere effettuato sul risultato prodotto da questi programmi: i nostri files e documenti conterrebbero informazioni “extra” che l’utente potrebbe non voler fornire.

Personalmente credo che queste considerazioni di carattere legale possano legittimare la posizione espressa dal Draft della GPL che probabilmente darà luogo ad uno scontro frontale.
Molti lettori multimediali, contengono nel loro codice, importanti porzioni “Open” e molte tecnologie OSS, pertanto un loro utilizzo con la GPL3, imporrebbe di non utilizzare tecnologie DRM per non incorrere nella violazione della suddetta licenza. L’uso di tecnologie OSS è basilare per alcuni produttori, e questo li costringerebbe a non implementare il DRM nei loro prodotti.

Tale posizione rigida, da parte dei sostenitori della GPL, pone i produttori e di riflesso i fruitori del software, di fronte ad un bivio: da un lato i produttori di software dedicato al multimedia possono essere indotti a produrre software conforme al DRM per poter accedere alla fetta di mercato dei contenuti (film etc…) protetti. In questo caso, gli utenti potrebbero cadere facilmente nella trappola del DRM, perchè sarebbero costretti ad utilizzare hardware e software compatibile per accedere alle “opere dell’ingegno” protette dalla tecnologia incriminata.

L’altra strada, sarebbe quella sperata dai sostenitori dell’OpenSource e delle libertà dell’utente: l’accoglimento della GPL3 per i software dedicati al multimedia e il rompersi dei delicati equilibri generati dalle protezioni DRM.

Basterebbe rompere un anello della catena, per far saltare l’intero progetto di “protezione” basato sul DRM/TCPA. Se anche una sola casa produttrice di hardware si dissociasse dalla produzione di componentistica compatibile con DRM/TCPA, questa costituirebbe una importante via di fuga per tutti gli utenti che vogliono conservare la propria libertà e il completo controllo dei propri dati e delle proprie operazioni.

Lo scenario che si prospetta ai nostri occhi è quantomai incerto… voi cosa ne pensate? cosa fareste se foste produttori di software? E cosa farete in quanto utenti?

La mia personale sensazione è quella che la categoria degli end-user subirà passivamente le logiche stringenti del mercato, che spesso non sono rispondenti alle esigenze della collettività, e non eccellono per eticità, e sempre più di frequente limitano in maniera consistente la libertà personale degli utenti.

Aspetto le vostre opinioni in merito. E’ aperta anche una particolare sezione del forum sull’argomento TCPA.

Un’articolo che spiega le basi del protocollo tcpa è consultabile qui

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