Università e lockdown: la nostra esperienza nella gestione di un Master

Alessandro Pagano

Francesca Lipari

21 Aprile 2020

L’emergenza Covid-19 sta costringendo molte persone ad un lungo periodo di consegne domestiche e a convertire, laddove possibile, le attività in modalità telematica. Le scuole e le università si stanno adattando alle nuove modalità d’interazione tra insegnanti e studenti per sopravvivere e sostenere la continuità didattica.

Anche i professionisti che già lavoravano in smart working hanno dovuto rivedere le proprie abitudini e affrontare un cambiamento nel modo di rapportarsi con il mondo che li circonda. Come già detto in un precedente articolo, noi non abbiamo fatto eccezione.

Una delle prime sfide in cui ci siamo cimentati è stata quella di gestire l’emergenza di didattica dei corsi in cui siamo coinvolti. In particolare, nel Master in Management of Sustainable Development Goals della Libera Università Maria SS.ma Assunta (LUMSA) diretto dal prof. Giovanni Ferri e giunto alla terza edizione. In questo master siamo coinvolti nel management della didattica e delle tecnologie di digital learning.

Nella nostra esperienza di gestione dell’emergenza abbiamo sperimentato nuove metodologie di organizzazione del lavoro. Sia chiaro, non nuove metodologie didattiche: il master MSDG fa già ricorso alle più innovative tecnologie di didattica a distanza e di e-learning potendo contare su un programma che viene svolto per la maggior parte del tempo completamente online e che prevede 3 settimane di corso intensivo in presenza nella sede di Roma.

Non una grande innovazione tecnologica ma più un’innovazione nel metodo e nell’organizzazione. Di fatti il lockdown è coinciso con una delle settimane in presenza, in cui, studenti da tutto il mondo convergono a Roma per seguire le lezioni. Il Covid-19 ci ha costretti a casa, e dunque ci ha messo davanti al primo problema logistico classico dei master ad alta rappresentazione mondiale: il fuso orario.

Sebbene la fruizione delle lezioni attraverso piattaforme di e-learning fosse per noi un adattamento semplice, gestire la presenza di studenti provenienti da diversi Paesi ha richiesto un’innovazione di processo e di metodo. Un altro problema che abbiamo dovuto affrontare è stato quello dei contenuti delle lezioni. Alcune di esse erano state pensate come laboratori attivi da svolgere in classe, e nel momento in cui la classe è divenuta virtuale abbiamo dovuto riadattare le esercitazioni facendo ricorso a strumenti multimediali di collaborazione oppure guidando il docente nella riprogettazione della lezione.

Nella gestione dell’emergenza abbiamo fatto riferimento a leve tecnologiche ma anche di natura organizzativa e gestionale così come delineato dall’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano che individua quattro pilastri per la riprogettazione delle attività in smart working e di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo.

Declinando questo modello secondo la nostra esperienza e adattandolo al caso specifico, sono emersi i seguenti approcci relativi ai quattro pilastri principali:

Bricks and Bits

Dal punto di vista logistico e tecnologico, il Master può già contare su una piattaforma di e-learning su cui si svolgono lezioni e attività. Per surrogare le lezioni in presenza è stato molto utile l’ausilio di Google Meet, non solo per la stabilità nella connessione e nella qualità audio/video, ma soprattutto per la possibilità di registrare la sessione in modo da poter effettuare una semplice e rapida post-produzione che ci ha permesso di rendere disponibili le lezioni anche a coloro che non hanno potuto seguirle in diretta.

Il principale ostacolo che abbiamo affrontato è stato il Digital Divide che ha limitato molto la fruizione dei contenuti in diretta per gli studenti che si trovavano in zone particolarmente isolate dal punto di vista della connettività a banda larga. In questo caso è stato molto importante poter erogare la formazione in differita e in modalità asincrona permettendo agli studenti di fruire delle lezioni senza dover accedere al flusso in real-time ma avendo la possibilità di effettuare il download in tempi più lunghi. A volte i problemi tecnologici da risolvere arrivano da dove non ti aspetti: è infatti capitato che docenti provenienti dal mondo aziendale fossero impossibilitati a connettersi alla piattaforma Google Meet per limitazioni imposte sui PC aziendali.

Behaviour and Culture

Indubbiamente l’esperienza descritta è stata altamente formativa anche per noi già abituati a lavorare in smart working. La gestione di un master nel bel mezzo di una vera e propria emergenza, amplifica i problemi e rende le decisioni cruciali.

Investire in cultura dell’apprendimento e allenare le proprie soft skills sono le chiavi per sviluppare il giusto livello di “resilienza” che permette di adattarsi efficacemente al cambiamento in atto e successivamente saperne sfruttare le opportunità. Un investimento che non deve essere confinato al solo momento di emergenza ma che può iniziare da oggi e continuare nel tempo in maniera strutturata e costante.

Fin da subito ci siamo posti il problema del training e abbiamo fatto affidamento sulla maggiore competenza digitale di alcuni componenti della classe. Stimolare un comportamento positivo ha permesso di coinvolgere e aiutare gli utenti meno esperti nell’accesso agli strumenti digitali e ha consentito di limitare i contatti al supporto tecnico che ha potuto dedicarsi ai casi più urgenti e alla formazione dei docenti.

Una delle sfide più ingaggianti è stata proprio quella di effettuare il giusto training ai docenti che hanno dovuto in brevissimo tempo riprogettare le loro lezioni cambiando il paradigma di fruizione dall’aula fisica a quella virtuale. In questo contesto i problemi sono stati principalmente di natura metodologica ad eccezione di problemi tecnici derivanti da connessioni non velocissime o da scarsa praticità del docente con i sistemi di videoconferenza.

In definitiva, la gestione di questa emergenza nel Master in Management of Sustainable Development Goals ci ha condotto a sperimentare nuove soluzioni e ha coinvolto tutti e quattro i pilastri identificati dall’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano.

L’esperienza maturata sarà particolarmente utile per impiegare determinate logiche di organizzazione e implementazione tecnologica anche nelle successive edizioni del master e ha confermato, semmai ce ne fosse ulteriore bisogno, che la tecnologia e la metodologia sono due facce della stessa medaglia e che è molto importante investire nella formazione di docenti e discenti.

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